STUE IN ALTA VALLE

Speciali

È stato da poco pubblicato il volume “La stua nella Rezia italiana”, promosso dall’Accademia del Pizzochero di Teglio con il suo solerte presidente Rezio Donchi, in cui sono riportate le più belle stue di questo territorio, che ebbe una lunga vicenda storica.

Si riportano qui di seguito immagini delle stue dell’ex contado di Bormio, con l’aggiunta del comune di Sondalo, oggi appartenente con Valdisotto, Valfurva, Bormio, Valdidentro e Livigno alla Comunità Montana dell’Alta Valtellina.

Ogni stua è accompagnata da un testo che ne descrive le caratteristiche storiche, artistiche e tipologiche.

La ricerca da noi condotta nel bormiese ha consentito di rintracciare importanti documenti risalenti al XVI-XVII secolo, da cui si è potuto apprendere che la comunità di Bormio concedeva a certe condizioni l’esportazione di legno di cembro nei territori di Grosio, Mazzo, Tirano, Bianzone, eccetera, che ne facevano richiesta per la costruzione di stue in case parrocchiali o altre dimore private.

Se è vero che la maggior parte delle stue venivano realizzate con assi di cirmolo, è pur vero che in alcuni casi lo stesso veniva abbinato ad altre essenze locali; per citare solo pochi esempi, nella stua già Bassanini (ora Cenini) a Sondalo gli intarsi sono eseguiti utilizzando il noce (per i suoi contrasti cromatici con le specchiature in cirmolo), nella stua Pedranzini a Bormio l’intagliatore Cesare Rini, per realizzare il suo capolavoro ai primi del Novecento, abbinò al cembro il larice e l’abete rosso, ottenendo così eccellenti abbinamenti sia nelle geometrie del pavimento che nelle pareti e sul soffitto, abbelliti da intagli, telamoni e cariatidi. Infine segnalo ancora nella solitudine di Trepalle una stua mata del 1442, in cui il cirmolo, abbastanza raro da quelle parti, è stato inserito tra le travature in larice dell’antica tea, realizzando così un eccezionale connubio termico ed architettonico, riscontrabile anche osservando la dimora dall’esterno.